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Recensione – Waking dei Janice Prix top album del mese

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Janice Prix - Tunnel Focus Square b_w - Photo credit Henrik Korpi

 

27/07/2020

 

di Irene Tempestini

 

A volte capita di essere annoiati e stanchi, perchè magari le cose non vanno come vorremmo o perchè, semplicemente, siamo in una fase di stallo, e quindi ci rifugiamo in qualcosa che sappia darci nuovi stimoli. Quel qualcosa, per chi scrive, è la musica, che è come la copertina nelle giornate fredde o il vento in faccia nelle giornate torride.

Ed ecco che in un qualsiasi afoso pomeriggio di luglio, mi è capitato di fare un incontro inaspettato che mi ha cambiato sorprendentemente la giornata, fino ad allora un po’ fiacca, e quel gesto così familiare e morbosamente ripetuto all’infinito del cliccare sul tasto play, si è trasformato nella più felice delle scoperte degli ultimi tempi.

Sì perchè, onestamente, prima di quel pomeriggio di luglio, non conoscevo i Janice Prix, una giovane band di Trollhättan (ovest della Svezia), il cui debut album ‘Waking’ è uscito per Popup Records lo scorso 17 luglio ed è stato registrato nello Psykbunkern studio, dimora della band svedese kent.

La loro scelta musicale è stata molto coraggiosa, visto che la città da cui provengono è da sempre dominata dal metal e dal punk. Ma i tre ragazzi non si sono fatti intimorire nemmeno dalle più bieche intimidazioni subite, tra tutte, i necrologi finti con i loro nomi, appesi alla porta dello studio.

Fortunatamente il co-fondatore del Psykbunkern e produttore Stefan Boman ha creduto nella loro musica, diventandone coproduttore.  E dopo un meticoloso lavoro in sala di registrazione durato quasi tre anni, la band ha dato alla luce il loro primo album, composto da 12 brani che definirei, banalmente ma efficacemente, incredibili.

Quasi obbligato un accostamento agli Hurts, il duo synth pop britannico, anche se personalmente riconosco  nei Janice Prix un’accentuata malinconia e una peculiarità nei suoni che fa del loro stile, qualcosa di ben riconoscibile e unico.

Waking: è la title track, che apre l’album con un suono possente, deciso, in un crescendo di ritmi, avvalendosi di cori oscuri, che la stessa band dice apertamente di amare molto.

Glitch: la voce e i suoni vellutati danzano in atmosfere introspettive. Splendidi i suoni elettronici che si amalgamano perfettamente agli strumenti reali. Il brano , costantemente permeato da una vena di dolore, diventa sempre più elegante. Splendidi i cori, la melodia e il testo, pieno di significato. Il brano infatti è stato scritto in ricordo dei tragici eventi del 2015, quando un ragazzo mascherato e armato con una spada uccise un insegnante e uno studente e ne ferì altri due. Un pezzo, Glitch, di quelli che ti fanno venire i brividi per la profondità delle liriche e l’intera architettura musicale. Una canzone che nasconde tanta malinconia quanta speranza e fiducia nel futuro. 

Ikaros si apre subito con bei suoni caldi e fieri. Deliziosi i cori, orecchiabile il ritornello. Un pezzo convincente, che conferma le doti di scrittura e arrangiamento di questi ragazzi.

Save Me, chitarra e voce introducono in un crescendo progressivo il nucleo del brano, ritmato e potente. Bello il bridge con suoni orchestrali e il cantato delicato  e sentito. Piede sull’acceleratore e il ritmo torna incalzante e coinvolgente. Un brano che prende.

Where did we go wrong? Ennesimo brano che convince fin dai primi istanti, per la diversità dei suoni che interagiscono tra loro in modo impeccabile. Affascinante il coro femminile, delicato ed elegante. Semplicemente un godimento per le orecchie la voce di Richard, che ci delizia ad ogni istante.

Blood/rush, altra prova di bravura nel produrre suoni elettrici accostati a strumenti reali. Nessuna stonatura, forzatura, manierismo. La parola d’ordine per questa band sembra proprio essere ‘equilibrio’.

Father inizia con un delicatissimo piano che accompagna la voce profonda e suadente, in quello che è uno dei brani più emozionanti dell’album. Un vero gioiellino.

Five conferma quella che è la consapevolezza musicale della band, che sa dove e come muoversi, sentendosi a suo agio tra elettronica e strumenti.

Nobody would know si apre con la voce sabbiata e calda, accompagnata da una bella sezione di archi. La ritmica si fa in breve tempo pressante, per poi rallentare e infine esplodere, in un continuo ondeggiare tra calma e tempesta. Ottima la chiusura, con synth e chitarre ruggenti.

Heart è un inno a metterci il cuore, sempre. Niente è banale, tutto è organizzato e armonioso, curato nei minimi dettagli.

Reflections inizia anch’esso con voce e suoni suadenti. Musicalmente ritorna, come in ogni brano, la cura di ogni minimo dettaglio, con un risultato privo di stonature. Anche in questa traccia è pregevole il bridge.

Thin/Air  chiude il debut album dei Janice Prix e lo fa accompagnandoci verso quella che non è certo la fine, ma solo l’inizio di qualcosa di grandioso, come grandiose sono le abilità e la sensibilità di questi ragazzi.

 

Una delle migliori scoperte di sempre.

E siamo orgogliosi di essere stati i primi a scrivere di loro in Italia e, probabilmente, i primi a scoprirli.

TOP ALBUM ZEST DI LUGLIO

 

Janice Prix line-up:

Richard Henry vocals/guitar

MK bass, synth, guitar

Victor Hillström, drums/synth

 

Janice Prix 2020

Ascolta Waking su:

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SOUNDCLOUD

Video: qui sotto alcuni dei video, con regia e fotografia veramente belle, che trovate sul canale YouTube dei Janice Prix:

 

 

janice prix cover album waking

 

 

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