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Intervista ad Adrané, funambolo delle sperimentazioni musicali e dei ‘suicidi artistici’

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Adrané roipnol e sambuca

 

di Irene Tempestini

 

Intervista ad Adrané, funambolo delle sperimentazioni musicali e dei ‘suicidi artistici’

 

Per ZestToday, in esclusiva, Adrané ha inciso una versione acustica del nuovo singolo ‘Roipnol e sambuca’

 

Un titolo troppo forte forse, ma è la verità e capirete perché. Adrané è il nome d’arte del cantautore e polistrumentista romano Andrea Cassetta, che molti ricorderanno per aver aperto, nel 2021, il live di Piero Pelù, all’ Auditorium Parco della Musica di Roma. Ma questo non è che uno degli alter ego con cui si fa conoscere e dietro al quale sperimenta Andrea, facendo crossover tra generi diversi e non precludendo niente alla sua ispirazione artistica. Il giorno del suo compleanno, il 13 marzo scorso, è uscito il primo singolo di debutto di Adrané, non certo il primo per Andrea, dal titolo ‘Roipnol e Sambuca’, che si muove tra elettronica, funk e rock. Il singolo è accompagnato da un video musicale diretto e interpretato dallo stesso Adrané, nel quale giace nudo sul letto, stravolto dall’abuso di roipnol e sambuca. Un racconto autobiografico, estrapolato dalla sua vita reale, ma che fortunatamente ha un lieto fine e può servire come esempio di rinascita, per chi soffre di dipendenze.

 

Un nuovo moniker, nuova ispirazione, ma questo non è il tuo primo cambiamento in carriera. C’è un momento, o un motivo particolare, in cui e per cui senti la necessità di “sparire” per riapparire rinnovato? E il passato che importanza ha per te?

Trovo che l’arte, a differenza di un normale lavoro, non sia monotona, o per lo meno dovrebbe non esserlo. Il bello è che puoi vivere più vite in una sola esistenza ed essendo io una persona curiosa, mi inoltro spesso in territori musicali nuovi. Ho sempre questa voglia di mutare, di cambiare suono, di cambiare aspetto, non riesco a stare fermo, mi piace l’idea di morire e rinascere sempre diverso e per fare ciò ho bisogno di chiudere col passato o quanto meno, di vivere delle vite parallele, tante quante sono le mie personalità artistiche e ordinandole sotto pseudonimi diversi. Porto avanti tre progetti distinti: Andrea Cassetta (mio vero nome) con il quale faccio musica prevalentemente rock, anche se di tanto in tanto ho strizzato l’occhio al pop rock e a brani acustici; poi c’è lo pseudonimo “Dove i Pesci affogano” con il quale presento un progetto che unisce musica e cinema, e che si basa su tre cortometraggi completati da tre EP omonimi. Al momento sono disponibili su youtube “capitolo 1 l’abisso” e “capitolo 2 l’inconscio”.

Nei cortometraggi racconto i miei sogni ricorrenti, le mie paure e le mie insicurezze attraverso simbolismi tipici della vita onirica. Dove i Pesci affogano lo ritengo il mio progetto più artistico e adulto. L’ultimo nato è Adrané. Con questo pseudonimo ho intenzione di sperimentare fondendo generi musicali diversi da quelli trattati finora con i miei altri progetti; l’unica regola è quella di non avere paletti stilistici che possano mettere un freno alla creatività. Attraverso Adrané metto in risalto il lato istrionico della mia personalità. Adrané è l’anagramma del mio vero nome. Questo modus operandi non è il massimo se parliamo di marketing in quanto ogni volta è un po’ come ricominciare da capo; io lo chiamo il mio ennesimo “suicidio artistico”. Il passato è una componente molto importante della mia persona, le esperienze che ho fatto nella vita sono la mia prima musa ispiratrice. Penso spesso a quello che è stato, cerco di capire i miei sbagli, cosa potevo evitare, come avrei dovuto comportarmi in determinate situazioni, quale treno avrei dovuto prendere. Purtroppo spesso non abbiamo il tempo di vedere le cose per quelle che sono e ci lasciamo travolgere dagli eventi rischiando di fare danni irreparabili, ma dopotutto gli sbagli servono a crescere, no?

Parlami del nuovo dirompente singolo Roipnol e Sambuca, racconto autobiografico nudo e crudo

Roipnol e sambuca è una fotografia della mia adolescenza. Mi alzavo la mattina e la prima cosa che mettevo nello stomaco era uno shot di sambuca per ingoiare una pasticca di Roipnol. Ho avuto problemi di dipendenza da benzodiazepine, alcool e altre sostanze, sono stati anni bui, iniziati per scherzo, per curiosità, per emulazione. Amavo i Nirvana e Kurt Cobain era il mio idolo indiscusso; dopo il suo tentato suicidio a Roma, dovuto proprio all’ingerimento di 50 pasticche di Roipnol con lo champagne, sono venuto a conoscenza della sostanza ed ho voluto fare lo step successivo, fino ad allora facevo soltanto uso di hashish e alcool. Avevo paura dell’eroina, conoscevo bene quella bestia, nel mio quartiere sono morti in tanti a causa dell’eroina e pensavo che lo step intermedio fosse il Roipnol, farmaco molto usato proprio dagli eroinomani, e così iniziò la discesa nell’abisso. Nel videoclip ho voluto ricreare quella sensazione di smarrimento che provavo in quegli anni, quel senso claustrofobico che le dipendenze ti infliggono stritolandoti l’anima e rendendoti schiavo. Attraverso il mio corpo nudo rappresento la vulnerabilità di chi cade nella rete delle dipendenze, mentre la scena di rasarsi i capelli davanti allo specchio rappresenta il cambiamento, il guardarsi dentro, l’accettare le proprie debolezze e il voler ricominciare da capo, appunto una rinascita. Ci sono voluti alcuni anni per uscirne del tutto, ma oggi ho cambiato radicalmente stile di vita. Spero che questo brano serva a sensibilizzare i giovani e a far capire che è possibile trarre vantaggio anche dalle cose negative che ci accadono, ma soprattutto che è possibile uscire dalle dipendenze. L’importante è volerlo davvero.

Sei un artista a 360°, polistrumentista, cantautore, produttore, sperimentatore, possiamo quindi dire che ogni tuo lavoro è un tuo figlio al 100% e ti rappresenta nel qui ed ora alla perfezione, senza imposizioni?

Certamente, io sono un innamorato della musica. Fin da quando ero bambino ho sempre sognato di fare il cantautore, non è un pallino che mi è venuto crescendo, io sono nato con questa passione e non c’è un ricordo della mia vita che non sia accompagnato da una colonna sonora. L’ amore incondizionato per la musica mi ha fatto avvicinare a più strumenti musicali e questo mi ha permesso di diventare un polistrumentista e di conseguenza essere totalmente indipendente nella produzione. Ad esser sincero, mi piace ogni aspetto della creazione di un album; infatti, curo anche l’artwork e mi occupo della realizzazione dei videoclip, insomma sono un vero e proprio artigiano della musica: dall’idea al prodotto finito. Uno dei miei principi è proprio l’onestà creativa, non scrivo mai brani a tavolino, scrivo quando ne sento il bisogno, quando ho qualcosa da tirare fuori. Per me è una forma di terapia, uno sfogo, mi fa stare bene. Devo dire che ci sono brani che ho pubblicato in passato di cui mi sono pentito, ma nel momento in cui li ho scritti ci credevo, di conseguenza non devo vergognarmene. Più cresco artisticamente e più sento il bisogno di allontanarmi da una scrittura banale o almeno da quello che io concepisco come “banale”.

Hai un repertorio molto vario, con una chiara impronta rock. Hai esperienze discografiche, come compositore di colonne sonore, hai scritto brani di denuncia sociale e potenti racconti di vita, anche personali, come il nuovo singolo. Che cosa senti che manca ancora alla tua carriera?

Mi piace raccontarmi, quasi tutto il mio repertorio è autobiografico, cerco di trasmettere attraverso la musica le emozioni che provo, racconto il rapporto che il mio mondo interiore ha nei confronti del mondo reale, spesso un rapporto conflittuale. Certe volte credo di essere nato nel posto sbagliato o nel momento storico sbagliato. Quello che mi manca è l’esposizione mediatica, mi manca la visibilità. Sto dando la vita alla musica, mi sono privato di tante cose per continuare a fare musica nonostante sia consapevole del fatto che rimarrò un artista di nicchia o ancora peggio un artista anonimo. Non vorrei la fama per i soldi, quelli sono relativamente importanti, ma non fondamentali. Per me avere successo significherebbe un riscatto sociale, un modo per essere amato, una gratificazione per gli sforzi e i sacrifici che sto facendo. Significherebbe meritarsi un posto nel cuore di tanti. Lo scopo della mia vita è lasciare una traccia della mia esistenza e lo voglio fare attraverso la musica. La musica, come l’arte in generale, è una forma di immortalità e sono sempre rimasto affascinato dal fatto che quando non ci sarò più, qualcuno potrà farmi rivivere attraverso le mie opere, ogni volta che spingerà play sul suo lettore mp3.

Che rapporto hai con l’ambiente musicale romano e italiano in genere? Cambieresti qualcosa?

Nei primi anni 2000 fino al 2010 suonavo molto ed ho conosciuto molti artisti romani. Con alcuni di loro sono rimasto in contatto, con altri ci siamo persi di vista. Da qualche anno sono un po’ fuori dal giro, mi esibisco poco, mi sono concentrato più sulla produzione, mi piace estraniarmi, scrivere, girare videoclip, anche se a volte passo mesi senza fare nulla aspettando che arrivi l’ispirazione per qualcosa di buono da incidere. Nel frattempo gli avvenimenti della vita sono una buona fonte di ispirazione. Se cambierei qualcosa? Forse ci vorrebbe meno competizione e più solidarietà tra artisti e soprattutto meno copioni che si atteggiano ad artisti rubando idee a destra e manca, quando in realtà l’unica cosa che hanno fatto di creativo è il lavoretto per la Festa della Mamma alle elementari hahah.

Tra i tuoi fan ce n’è uno illustre, Piero Pelù

L’incontro con Piero è stato un caso. Gli ho inviato un mio brano, lo ha ascoltato, gli è piaciuto e l’ha condiviso sui suoi social. Prima di scoprire i Nirvana ero un fan dei Litfiba e aver ricevuto i complimenti da Piero è stato surreale. Lui è un grande professionista, come tutti sappiamo è un vero animale da palco, ma allo stesso tempo una grande persona a livello umano e questo lo rende ancora più “gigante”. Mi ha dato la possibilità di esibirmi in apertura al suo live di Roma, il 19 luglio 2021, su uno dei palchi più prestigiosi di Italia: la cavea dell’auditorium parco della musica. Pensa che qualche anno prima ero andato a vedere Noel Gallagher all’auditorium e ho pensato “chissà cosa si prova a salire su un palco del genere”. Subito dopo pensai che non lo avrei mai saputo ed invece grazie a Piero sono salito su quello stesso palco! Questo ci insegna che nella vita mai dire mai. Sicuramente è stato il mio live più importante fino ad ora.

Qual è il brano o l’album che hai composto e a cui sei più legato, se ce n’è uno? E quale ti ha dato di più in termini professionali e di successo?

Ce ne sono diversi. “Fuliggine”, pubblicato come Andrea Cassetta, ha avuto un buon riscontro di pubblico ed è uno dei miei brani più radiofonici. “Ipocriti di merda” , sempre pubblicato come Andrea Cassetta, è piaciuto subito a Piero Pelù e al suo staff; infatti, lo misero anche in diffusione nei pre-show del “Benvenuto al mondo tour” del 2019. Forse però il brano a cui sono più legato è “Le rive della desolazione”, che fa parte del mio progetto parallelo Dove i Pesci affogano e grazie al quale ho conosciuto Piero. Sono molto affezionato a questo pezzo, l’ho scritto in un periodo di down profondo e lo ritengo uno dei brani più “adulti ” che io abbia scritto.

Progetti?

Ho diverse cose in cantiere. Dovrei uscire con tre brani nuovi entro l’estate, poi sto ultimando un libro e ho anche diversi brani da finire; quindi, non mancheranno sorprese nel prossimo futuro. Non vi libererete di me facilmente hahaha. Vi ringrazio per lo spazio e la disponibilità Un saluto a tutti i lettori, restate a galla!

Bio

Andrea Cassetta è un cantautore, polistrumentista e produttore. Ha all’attivo 3 album, Vorrei essere come te 2009, Melodie impolverate 2017, Di cattivo gusto 2019 e 2 EP con lo pseudonimo Dove i Pesci affogano: capitolo 1 l’abisso 2012- capitolo 2 l’inconscio 2016.

Ha realizzato la colonna sonora del film FATE COME NOI di Francesco Apolloni vincitore del GIFFONI FILM FESTIVAL, uscito nei cinema italiani nel 2004. Andrea è stato scelto da PIERO PELU’ per aprire la sua data alla CAVEA dell’AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA il 19 Luglio 2021.

E’ vincitore di diversi premi tra cui il premio compilation di ROCK TARGATO ITALIA, Ignoranza e pregiudizio, con il suo progetto parallelo Dove i Pesci affogano alla quale sono presenti anche OMAR PEDRINI e ZIBBA, inoltre vince il premio indetto da CLASSIC ROCK che gli ha dedicato una pagina sulla sua testata cartacea e web.

A dicembre 2016 viene scelto da I MINISTRI per aprire il loro live al MONK di ROMA. I suoi brani sono inseriti in diverse compilation, tra cui la ZIMBALAM COMPILATION 2011 artisti emergenti e la compilation FREE TO BE DOWNLOADED patrocinata dal M.E.I.

Uno dei suoi live è stato trasmesso da RAI RADIO LIVE nel programma TICKET TO RIDE. Il singolo “FULIGGINE” è stato selezionato da TELESIA TV e trasmesso per una settimana su oltre 5000 schermi delle metropolitane e aeroporti di ROMA, BRESCIA e MILANO. Il 9 9 19 pubblica, sotto il nome di Andrea Cassetta, l’album DI CATTIVO GUSTO. Il primo singolo estratto, “IPOCRITI DI MERDA”, è stato scelto ed inserito da PIERO PELU’ nella sua playlist spotify SUONO LOCO settembre 2019.

Il 13 marzo 2022 è uscito il singolo di Adrané, Roipnol e sambuca, disponibile in tutti i digital stores e distribuito da IMusician

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Adrané Roipnol e sambuca epk

Artwork del singolo Roipnol e sambuca

Guarda e ascolta ‘Roipnol e sambuca’:

Ascolta la versione acustica di ‘Roipnol e sambuca’ registrata in esclusiva per ZestToday

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