Home Musica Musica ∼ Opinioni TesseracT, intervista ad Acle Kahney

TesseracT, intervista ad Acle Kahney

0 1108
tesseract legend milano febbraio 2016 zest today 35

di Vanna Morgenstern

 

I TesseracT sono tornati e lo hanno fatto in grande stile con un album, Polaris, degno di nota. Un lavoro che segna senz’ altro un passo in avanti nel cammino della band inglese che ha fatto della fusione tra metal, rock e prog, il suo marchio di fabbrica.

In occasione del live tenutosi al Legend di Milano abbiamo incontrato e intervistato Acle Kahney, chitarrista e membro fondatore.

 

Polaris è un viaggio sonoro tra i migliori riusciti di questi ultimi anni. Quanto è importante per voi sperimentare?

Molto, abbiamo realizzato parecchie cose diverse con POLARIS rispetto al primo ed al secondo album. La cosa principale è che abbiamo coinvolto Aidan, il nostro tecnico del suono. Ha realizzato molto del paesaggio sonoro e delle parti al pianoforte. Abbiamo già lavorato con lui in passato ma è la prima volta che è stato davvero coinvolto nel processo di scrittura e questo costituisce una sperimentazione che si è rivelata molto positiva. Faremo ancora molto con lui in futuro.

 

La vostra ricerca musicale rappresenta uno dei  migliori esempi di crossover tra i generi metal, prog, hard rock. Come riuscite a gestire le varie influenze e a trasformarle in qualcosa di assolutamente compiuto e convincente?

Non saprei. Ho ascoltato parecchio i Pink Floyd in passato. Per quanto riguarda la scrittura emergono le mie influenze metal e progressive che si mischiano.

 

Rispetto agli album precedenti, cos’è cambiato in voi musicalmente e stilisticamente? Melodia e song writing ora hanno un ruolo più importante vero?

Avendo Aidan a bordo (Aidan O’Brien nda) è cambiato molto. Rispetto ai primi album POLARIS è molto più rilassato, non c’è più l’urlare del passato. E’ tutto più tranquillo. La nostra musica è cambiata e rispecchia come ci sentiamo in questo momento.

tesseract legend milano febbraio 2016 zest today 7

©Zest.Today

Il rientro di Daniel alla voce è un valore aggiunto. Il suo canto è progredito e, sulla scia del percorso intrapreso dalla band,non smette mai di sperimentare, guardare oltre, migliorarsi. Riconosci questo cambiamento nella band?

Sì, lui ha realizzato il primo album con noi, ONE, poi abbiamo avuto Ashe O’Hara per il secondo album ALTERED STATE. Gli altri progetti di Dan, oltre alla band, hanno contribuito ad una sua crescita professionale che emerge sia nelle performance live sia nel processo di scrittura. Sicuramente in questi aspetti si nota la differenza.

 

Il 2016 è un anno di gravi perdite, su tutte la morte di David Bowie, icona musicale e di stile per eccellenza. Cosa avete provato nell’apprendere la notizia della sua morte? E cosa vi rimarrà di lui?

“The man who sold the world”, amavo quella canzone quando ero un ragazzo. La sua scomparsa è stata davvero tragica. Ricordo quando, diciottenne, ascoltai una sua canzone davvero strana che faceva (canticchiando): ‘I will catch a butterfly and eat it and I won’t be sick’. Davvero senza senso! L’ultimo album è molto cupo, credo a causa delle circostanze. Un grande artista.

 

Quali sono gli artisti che amate ascoltare, da cui traete ispirazione o a cui comunque vi sentite legati perché magari sono stati importanti nelle vostre vite di uomini e musicisti?

Sono cresciuto con i Pink Floyd, i Led Zeppelin, i Doors. Un musicista che stimo molto è Martin Grech.  Conosciuto nel Regno Unito anche grazie ad una sua canzone utilizzata in uno spot pubblicitario, ha collaborato con la band come guest vocalist in “Hexes”. Trovo che sia un musicista davvero eccezionale e mi piace molto collaborare con lui.

 

Tornando a Polaris, ascoltandolo si capisce che è frutto di una importante e accurata ricerca musicale, che ha dato vita ad una produzione dalle architetture complesse, dalle sonorità raffinate e al tempo stesso potenti, dalle melodie importanti e dai testi curati e ricchi di significato. Come è nato e quanto tempo per  realizzarlo?

C’è voluto un anno/un anno e mezzo ed è il tempo più breve in cui abbiamo realizzato un album. Per il primo album ci sono voluti fino a sette anni, ALTERED STATE è stato composto in circa due anni e mezzo/tre anni e questo in un anno/un anno e mezzo. Essendo sotto etichetta (Kscope nda) è inevitabile che ci sia una maggiore pressione e questo è perfettamente comprensibile. Ti chiedi: ‘Oh Dio, ce la faremo a finirlo in tempo?’ e questo potrebbe aver influenzato, nel bene o nel male, il processo di composizione ma è anche uno stimolo ad andare avanti.

 

Il tour come sta andando?

Ieri (sabato 20 febbraio 2016 nda) eravamo a Roma ed è stato uno dei migliori show fino a questo momento. Il pubblico è stato incredibile nonostante il posto fosse piccolo. L’ultima volta che abbiamo suonato a Milano è stato davvero bello e ci aspettiamo che sia lo stesso stasera! A Londra è stato fantastico. E’ sempre bello suonare a Londra. Il nostro concerto al Koko è stato sold out! E’ un bellissimo teatro antico ed è strepitoso esibirsi dal vivo là.

 

Dove vogliono arrivare i TesseracT? Qual è la vostra più grande aspirazione?

Fare musica, andare in tour… abbiamo diversi festival l’estate prossima come il Download ed il Rock am Ring. Da ragazzo, quando guardavo le band ai festival, pensavo: ‘Mi piacerebbe essere su quel palco un giorno’ e quest’estate suonerò al Download festival!  Questa è una delle cose che potrò spuntare dalla mia lista dei desideri.

 

Un saluto ai tanti fan italiani che vi seguono e ai lettori di Zest….

Ciao amici italiani! Grazie di ascoltare i TesseracT. A presto!

 

NO COMMENTS

Leave a Reply