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Intervista – Strana Officina: batte ancora forte il martello sonoro della più grande metal band italiana

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di Irene Tempestini

 

 

La “Strana Officina”, a nostro dire la più bella pagina della storia dell’heavy metal italiano, ingiustamente e inspiegabilmente lasciata nell’avvilente penombra dell’indifferenza musicale per colpa, ahinoi, di qualche testa di legno del settore, la sera del 25 dicembre ha deliziato Prato della sua presenza, travolgendo tutto e tutti con un’ondata di quell’ inossidabile talento che da decenni lascia sul sentiero del metal, i segni potenti e decisivi  di un martello sonoro che ad arrestare la sua furia non ci pensa proprio.

Arriviamo all’Exenzia, un locale rock pratese che coraggiosamente sceglie di proporre musica live di qualità, intorno alle 22,00, e il gentilissimo staff  ci fa accomodare nel camerino dove ad accoglierci troviamo la band al completo, tranne Bud, che Dario e Rolando (i due cugini Cappanera) ed Enzo, ci dicono essere in ritardo, ma che noi perdoniamo all’ istante perché ad uno come Bud, che ad ogni live ci tira fuori l’anima, la scalda, la forgia, la tempra e ce la rende modellata a puntino, non gli si può che perdonare tutto, anche l’aver saltato l’intervista (recuperando comunque dopo stringendoci nell’abbraccio più bello e rassicurante che ci sia n.d.a).

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Daniele Bud Ancillotti e Rolando Rola [email protected] – Prato

Sedersi davanti al talento non è mai facile, chi scrive ha sempre il timore di perdersi in un’altra dimensione e di non riuscire a rimanere con i piedi e la penna per terra, di non avere mai il tempo di godere a pieno di quei momenti e, peggio ancora, di non riuscire a trasmettere ai lettori le emozioni vissute e che dentro di te rimarranno indelebili.

Comunque l’esperienza acquisita negli anni serve anche a questo, a imparare a stare in equilibrio funambolesco tra creatività e realtà, quindi penna e blocco in mano si procede come sempre, iniziando con l’abitudine da abile osservatrice che, sempre chi scrive, ha di guardarsi intorno, per cercare di captare ogni più piccolo dettaglio possa risultare interessante ai fini dell’ intervista.

Quello che ha colpito in quel camerino però, non sono state cose materiali (e vi assicuro che nei backstage ne abbiamo viste di cotte e di crude), ma le variegate vibrazioni trasudanti entusiasmo, passione, grinta, rabbia, forza, caparbietà e un pizzico di rimpianto per quel successo raggiunto ma poi immeritatamente svanito. Basta però,  non c’è più tempo per lasciarsi cullare da certe emozioni, la band deve prepararsi per salire sul palco, dimostrare quello che c’è scritto nella biografia ufficiale che stanno promuovendo,  dal titolo “Batti il martello”, ovvero che qui signori non si scherza, ma si fa del dannatamente potente heavy metal, quindi iniziamo chiedendo ai ragazzi…

Il viaggio è ricominciato … come state ragazzi? In forma a detta della gente (ridono n.d.a)! I concerti vanno bene e la tournèe promozionale di “Batti il martello” procede alla grande, per non parlare delle vendite.

Come state promuovendo la biografia della band? Allestiamo un banco ad ogni concerto, dove vendiamo il libro  ed altro merchandising; dopo il live organizziamo dei piccoli meet & greet per autografare i volumi, fare foto e scambiare due chiacchiere con i nostri fans. Il libro è in vendita anche nelle  grandi catene di librerie quali Feltrinelli e, cosa che ci riempie di gioia, in molte  librerie più piccole, che vuol dire essere scelti direttamente dal proprietario perchè probabilmente ha una grande richiesta del libro.

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Dario Kappa Cappanera @Exenzia – Prato

Com’è nata l’idea di pubblicare la prima biografia ufficiale “Batti il martello” e come ha preso forma? Abbiamo conosciuto il giornalista Alex Ventriglia qualche tempo fa a Bergamo, e si è subito instaurato un rapporto di stima. Alex è dovuto venire a Livorno diverse volte per raccogliere testimonianze, racconti, incrociare dati, verificare le fonti. Ricostruire una storia così lunga non è facile e ha richiesto circa un anno di lavoro. Ma è stato davvero bravo e in più, ripercorrere le nostre vite e quelle degli indimenticati Fabio, Roberto e Marcello, ci ha fatto bene e ci ha dato l’input per ripartire alla grande.

 

Rileggendola, c’è qualcosa che aggiungereste, togliereste, approfondireste?Sintetizzare anni e anni di storia è difficile e qualcosa manca sempre, è inevitabile. Oggi stesso parlavamo tra di noi e notavamo che potevamo aggiungere dei dettagli. Ma alla fine siamo contentissimi del risultato così com’ è.

Come se la passano la scena heavy e la musica in generale in Italia? Pensate sia una causa persa ed archiviata? Ah bhè, potremmo scrivere un’enciclopedia su questo argomento e chissà, forse un giorno lo faremo! In Italia musicalmente siamo a zero, manca tutto, dalle strutture dove fare musica alla voglia di investire e rischiare, come facevano una volta gli addetti ai lavori. Vanno avanti solo, fino a che fanno audience, quelli nei talent televisivi, per il resto tutto è morto e sepolto. L’apice si è toccato negli anni Novanta ma poi, in pochissimo tempo, il settore è ripiombato nel baratro e non ne è mai più uscito.

Mancano una progettualità, gli spazi, non c’è organizzazione, voglia di rischiare, non si fanno e non si comprano più i dischi, e i pochi locali che ancora propongono musica live, fanno una fatica cane a sostenere le spese.  In Italia un musicista non riesce a vivere di musica, a meno che non sia uno dei pochissimi grandi nomi che girano e rigirano nell’Olimpo del settore. Il brutto è che succede così purtroppo anche all’ estero, perfino in America, Paese che noi guardiamo sempre con tanta ammirazione, ma dove le band per esibirsi ad esempio in un locale come il Whisky a Go Go di Los Angeles, devono sborsare migliaia di dollari. Siamo arrivati a questo punto, pagare per suonare.

E’ un argomento troppo complesso che vive anche il dramma di una totale mancanza di ricambio generazionale; a noi fa tanta rabbia, perché non gliene frega un cazzo a nessuno della musica e dei musicisti, però nessuno vorrebbe e potrebbe mai fare a meno di noi!

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Daniele Bud Ancillotti (voce) e Rolando Rola Cappanera (batteria)@Exenzia – Prato

La discografia è morta tanti anni fa purtroppo, e questo è un grave danno. A monte non si investe più e a valle non si comprano più i dischi. Il metal poi è cambiato già molto tempo fa, non offre più niente di nuovo, è tutto commerciale, anche i mostri sacri si sono adagiati e non producono più niente di buono. Non parliamo poi del fatto che nessuno vuole più fare la gavetta, vista ormai solo come una gran perdita di tempo; gli stessi genitori inculcano l’idea del tutto e subito e a qualunque costo, quindi non stiamo parlando solo di un problema musicale/culturale, ma anche sociale e antropologico.

Qual è la cosa che vi ha fatto più arrabbiare negli anni come band? La consapevolezza di essere bravi e di fare musica di qualità ma di non essere conosciuti da tutti. Questo ci fa rabbia, tanta rabbia, e sentiamo forte anche il dispiacere e il rimpianto di aver intravisto e toccato con mano il successo, ma di non avere avuto modo di proseguire su quella strada per i motivi di cui parlavamo prima. In Italia manca totalmente una cultura musicale, ma noi cerchiamo comunque di portare avanti il verbo e lo facciamo grazie allo zoccolo duro di fans che ci amano.

Spesso vi hanno contrapposti ai Litfiba, forse perché toscani come voi. Ve ne è mai importato qualcosa? Cosa pensate a riguardo? Molte delle cose che si dicono in giro da anni sono solo leggende, frutto più del campanilismo di alcuni che di verità. I Litfiba, che conosciamo e stimiamo, hanno fatto il loro gran bel percorso, e dire che hanno copiato la Strana Officina, o stare lì a rimuginare su chi c’era da prima, è sbagliato, perché loro fanno un altro genere diverso dal nostro. Sicuramente sono stati più fortunati a nascere a Firenze, mentre Livorno per noi è stata un grande deficit. A volte pensiamo a quanto abbiamo fatto e ottenuto vivendo per qualche tempo a Milano, cosa che nella nostra città  sarebbe stata impossibile.

Prima di lasciarvi preparare per l’ imminente live, diteci, cosa resta a fine concerto, della sintesi perfetta che si viene a creare tra voi e il pubblico? Resta l’amore per quello che facciamo, la fatica premiata dagli applausi, dai presenti che cantano le nostre canzoni, sia italiane sia inglesi e che ci fermano prima e dopo per chiederci l’autografo, stringerci la mano e dirci che ci amano e ringraziarci per la musica che accompagna le loro vite.

Chiudiamo con le foto di rito, gli autografi sulla biografia, le strette di mano, mentre l’adrenalina sale per lo show che sta per iniziare, e noi in prima fila, a godercelo tutto, perché batteremo il martello fino all’ultimo respiro e continueremo a fornire benzina alla mente che sogna e non si stanca…e percorre mille strade, mille autostrade dei sogni, guidati dalle persone care che ci guardano da lassù.

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BATTI IL MARTELLO, biografia ufficiale della Strana Officina

di Alex Ventriglia, a cura di Luca Fassina

156 pp. con oltre 50 foto in b/n e 16 a colori

 

Prezzo € 18,00

 

Crac Edizioni

 

STRANA OFFICINA LINE UP

Daniele Bud Ancillotti (voce)

Dario Kappa Cappanera (chitarra)

Rolando Rola Cappanera (batteria)

EnzoMascolo (basso)

 

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