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Come parlare ai muri:Milano dabbene, Milano che urla

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Prosegue il viaggio tra le scritte dei muri delle città

milano scritte muri

di Riccardo Tronci

- Milano accoglie con la sua grigia nobiltà, così fredda e sensuale, precisa e funzionale, una divinità della bellezza ottocentesca, proiettata oltralpe eppure così ancora marcatamente italiana. Le bandiere dell’Expo contornano la zona di Corso Vittorio Emanuele, la Galleria pullula di persone, dialetti ed idiomi differenti, l’eleganza è comune. Nessuna carta per terra, volti sorridenti, vestiti e calzature costose, nessuna scritta ai muri. Nessuna scritta sui muri.

milano expo

Passeggiando per le vie del centro, divagando dal Duomo nelle zone adiacenti, si trova rara traccia di una qualsiasi scritta sui muri, alle molte telecamere che osservano i muri rispondono con una quasi totale immacolatezza, fatta eccezione per qualche piccola e nascosta firma. I muri di Milano sembrano non parlare, tralasciare completamente questo canale di comunicazione, sono forse semplicemente in mostra come più o meno tutto, a cominciare dalle persone, in questa capitale europea.   Eppure basta prendere la metro, uscire dalle zone più turistiche, battute da visitatori e uomini di affari, ed ecco che la voce della città esplode, incontrollabile, gettando sui muri un coro di scritte, spesso sovrapposte, rispondendo al silenzio del centro con un urlo continuo. Niente si salva alla voglia di lasciare segno e testimonianza, i milanesi scrivono dovunque, dai muri la voce si spande sui cestini e sui lampioni dell’elettricità, passando per le fermate dell’autobus.

 

milano scrittePer chi sia proprio alla ricerca del cuore e della voce intima della città, un respiro liberatorio e un sorriso sul volto.   “Perchè stasera non vai a teatro?” consiglia uno stencil sovrapposto ad un disegno, un lungo poster invade l’infinita parete del naviglio descrivendo in bianco e nero la società dei consumi, mentre due “paperi” stilizzati sembrano guardare con odio. I bandoni dei centri di smistamento merci sono interamente ricoperti da variopinti disegni, mostrando una sorta di continuo film onirico, la scritta sovrastante “Entrance” assomiglia ad un invito ad entrare all’interno di una dimensione parallela. Certamente parallela al centro, così ordinato e tetramente elegante.

 

milano scritteUn gatto stilizzato viene posterizzato lungo i navigli, mentre un grido si alza forte da una bocca spalancata: Rufus libero! Le scritte sul movimento No Tav si spargono come semi, sembra che lo scrivere sui muri nella città di Milano sia appannaggio della sinistra dei centri sociali, nessuna frase o simbologia di destra sui muri. Se un turista dovesse dedurre dalle pareti della periferia della città quale sia il carattere politico della capitale della Lombardia, crederebbe di aver trovato il focolaio di una nuova rivoluzione, completamente opposta al volto della “Milano bene”, “da bere”, motore economico trainante d’Italia che mal digerisce i vagoni troppo pesanti al proprio rimorchio.   Una parete variopinta, quasi una tavola di fumetto completa prende campo su di tutta una parete. L’aria si apre, un piccolo parco ha il suo ingresso vicino e lascia che un muro distante appena qualche metro respiri. Le macchine non impediscono di leggere una scritta cubitale: “DAX ODIA”. Un volto sorridente vicino alla scritta riporta alla mente vicende un poco lontane nel tempo, passate ormai come cronaca nella memoria di chi non le ha vissute da vicino. E tutto ad un tratto un brivido sulla schiena.

 

milano scritteDax. Era il 2008. Morto a 26 anni perché di ideale comunista, accoltellato a Milano da un piccolo gruppo di “fascisti”. Dax che aveva una figlia, che frequentava il centro sociale Orso, caso quasi unico in Italia di morte violenta senza pubblicità ed indignazione a mezzo stampa alcuna. Dax che non perdona, o questo almeno lo dicono gli amici che ne hanno stampato su di un muro il ricordo ed il volto. Dax che odia. Milano che urla.

PRIMA TAPPA DEL VIAGGIO: Pistoia

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