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Jurga Martin e le sculture che parlano

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di Riccardo Tronci

- Vi ricordate di Ratatouille? Un piccolo topo, al grido del “tutti possono cucinare” confeziona una prelibata Ratatouille al critico di gastronomia Ego che, al primo boccone, rimane sconvolto: col riaffiorare tempestivo e fulmineo di flash back ritrova le emozioni dell’infanzia. Mettetevi comodi, state per provare la stessa sensazione con le sculture di Jurga Martin.

 

Jurga Martin - bambina - scultura

Jurga Martin – Bambina

Come se fosse un gioco, un innocentissimo gioco che tanto piacerebbe a Gombrich. “Non mi piace spiegare i miei pezzi. Così ho messo le foto, parleranno loro stesse. Ognuno può trovare la propria verità …”. A scriverlo, sul proprio blog, è Jurga Martin, lituana, scultrice di terra cotta e bronzo autrice di opere difficili da decifrare.

 

Non è semplice tentare un approccio di critica all’opera di “Jurga Sculptuer” per il semplice fatto che il lato emotivo viene immediatamente coinvolto con prepotenza e messo al centro. Senza troppa delicatezza Jurga ci prende per mano e ci mette davanti alla nostra infanzia, ad un preciso momento evocativo in cui poteva succedere qualcosa, in cui forse qualcosa è realmente accaduto.

 

Ad accentrare l’attenzione è la profonda immediatezza dello sguardo, che pare descrivere l’intero contesto di un attimo preciso, fermato nell’assoluto. L’attimo del gioco, l’attimo dell’amore e quello della realizzazione, l’attimo di gioia o di amarezza, l’attimo di abbandono, quello in cui si distoglie lo sguardo da terra solo per guardare il cielo. La bambina che guarda il cielo speranzosa, quella che chiude gli occhi mentre balla, i due compagni di giochi e quella che nasconde il volto tra le braccia, per un dolore inspiegabile.

 

Perchè il mondo infantile mi parla così tanto? Questo è causa di ciò che ho vissuto. Come accedere al  bambino che è nell’altra faccia? O forse in me? Tutto sta nel raggiungimento di un tocco, nel parlare, capire. Senza fargli del male”. Jurga parla attraverso il mondo infantile, cercando di risvegliare nell’altro l’emotività e le sensazioni della propria infanzia. E ci riesce portandoci nell’esatto istante in cui giocavamo per terra con un nostro amico, o in quello in cui il rimprovero dei genitori appariva qualcosa di insormontabile. Luci ed ombre. Non esiste un mondo idilliaco, nessun “fanciullino” di Pascoliana memoria, l’infanzia è ritratta in tutta la sua veridicità, come periodo spensierato ed anche doloroso, come seme di esperienza a 360 gradi da cui crescerà l’adulto.

 

E dagli occhi sognanti, dalle bocche aperte per lo stupore o dalla malinconia di un volto nascosto tra le braccia, lo sguardo indaga tutto il complesso scultoreo, cercando definizioni e riferimenti, senza trovarli. Il movimento, che sembrerebbe richiamare Rodin e Rosso, diventa cristallino, bloccato come in uno scatto fotografico. Quasi uscite da una saga o da un romanzo, le sculture di Jurga Martin presentano superfici mosse e ruvide, che paradossalmente riescono a rendere ancor più veritiere le sue opere, portandoci alla memoria la pittura di Chaim Soutine. “Molto espansivo, introverso e riservato Soutine (…)  I suoi dipinti sono le uniche vere chiavi capaci di aprire la porta di quest’uomo sconcertante. La sua pittura si confonde troppo. Come tutta la sua vita. Sono follemente innamorata di lui e della sua pittura”.

 

Jurga Martin - Bambino - scultura

Jurga Martin – Bambino

E da Soutine, infatti, Jurga passa rielaborandone alcune tele e portandole nel mondo tridimensionale delle sculture. E l’ispirazione sembra diventare realtà, rivelando come la scultura della Martin sia prima di tutto emozione per lei stessa: “A volte non c’è niente di interessante … E fa male. A volte è molto forte, si sente immediatamente la forza della scultura”. Dalle mani la tensione artistica ed emotiva si trasporta immediatamente all’argilla, che diviene espressione di uno stato d’animo. Questo non significa che non ci sia rielaborazione: Martin procede spesso cercando di imitare i propri passi, riuscendo sempre in qualcosa di differente, talvolta soddisfacente, talvolta meno.

 

E non manca nemmeno la capacità e la volontà di confrontarsi con tematiche portanti, come quelle sacre: “Jesus. Per molto tempo ho voluto affrontare questo argomento senza sapere come fare, quale direzione prendere. Ho appena iniziato. Vado giù in profondità dentro di me. Sto cercando. Manipolo più facilmente la terra con le mani, piuttosto che il disegno. (…) La terra parla meglio. Voglio andare anche oltre. L’origine della sofferenza è enorme …

 

Jurga Martin - Crocefissione - scultura

Jurga Martin – Crocefissione

Il pezzo non mi lascia, ho riflettuto e improvvisamente ho deciso di aggiungere un po’ più di altezza. Mi rendo conto che io so esattamente dove voglio andare. Ora dobbiamo vedere come progrediremo”. Sul suo stesso blog l’artista ci rende partecipi della sua creazione, delle sue riflessioni, fino a mostrarci il volto della sofferenza e della rassegnazione. Un ecce homo umano, sofferente, ma forte della sua dignità: “Un amico mi parla della dignità. Sì… voglio far trasparire la dignità”.

 

Le sculture di Jurga Martin parlano, basta saper ascoltare. Loro e se stessi. “Le guardo negli occhi e ascolto cosa la scultura possa avere da dirmi. Se non parla non sopravvive. Questo è il mio lavoro, farle parlare”.

Jurga Martin- Bambina - Sculture

Jurga Martin – Bambina

Jurga Martin - Bambino - sculture

Jurga Martin – Bambino

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