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Il “cucinone” di Palazzo Pitti torna ad essere visitabile

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cucinone palazzo pitti

 

Tanti gli spazi segreti che si celano nella splendida reggia di Pitti…tra questi il cosiddetto “cucinone” di Ferdinando I, posto al piano nobile del palazzo, oggi finalmente visibile dopo l’intervento di restauro. Quel “cucinone”, con enormi camini, forni, lavabi, lucenti utensili in rame, in cui i cuochi preparavano leccornie per i regali commensali che nei secoli hanno abitato Palazzo Pitti: i Medici prima, i Lorena poi e infine i Savoia. Le tante feste che duravano fino all’alba, gli ospiti illustri, le danze nella Sala delle Nicchie, o le recite nella Sala delle Commedie, possono tornare a riecheggiare tra quelle mura grazie al restauro e alla fantasia dei visitatori.

Per il completo recupero dell’ambiente, capace oggi di regalare notevoli suggestioni, sono occorsi circa tre mesi di lavoro, per una spesa totale di circa 100mila euro. Ora “il cucinone” torna ad essere visibile attraverso visite accompagnate.

“Palazzo Pitti è un organismo architettonico straordinario e anche di una straordinaria complessità dal punto di vista storico immediata – ha affermato Matteo Ceriana, Direttore della Galleria Palatina -; aprire al pubblico la cucina vuol dire mettere a disposizione del pubblico una parte della vita quotidiana del palazzo che completa, con il giusto contraltare, le grandi sale di rappresentanza e gli appartamenti monumentali dimostrando che l’organizzazione della corte era un sistema sofisticato. Le antiche consuetudini di vita a Pitti acquistano, per noi in simili spazi una verità ed un’evidenza”.

cucinone palazzo pitti

La musealizzazione dell’antico “cucinone” – con il progetto museografico e allestitivo dello stesso Matteo Ceriana insieme a Maurizio Catolfi – permetterà non solo di percepire l’ambiente dal punto di vista architettonico, ma anche di ammirare una selezione di oggetti che un tempo furono d’uso comune durante i secoli del suo funzionamento e che provengono da vari depositi, tra cui quella della Guardaroba di Palazzo Pitti curata da Rosanna Morozzi, così come dallo stesso “cucinone” dove erano rimasti per decenni. Infine all’angolo formato da due antichi tavoli da lavoro della “cucina comune”, sarà visibile Natura morta con fiasco, dipinto del XVII secolo attribuito al Pensionante di Saraceni.

Acquistato nel 1549 da Cosimo I de’ Medici e Eleonora di Toledo, insieme al terreno retrostante, destinato a divenire il Giardino di Boboli, per ordine di Ferdinando I Palazzo Pitti fu dotato di nuove cucine, ovvero un complesso di stanze, stanzini, corridoi e cortili, separato dall’edificio principale e collegato a esso da un ponte coperto, come appare chiaro nella “lunetta” dipinta da Giusto Utens dedicata proprio a Palazzo Pitti e a Boboli.

Le notizie documentarie sui lavori alle nuove cucine, iniziati intorno al 1588, terminano nel 1599; è probabile quindi che si sia voluto concluderne la costruzione in tempo utile per esser pronti ad accogliere degnamente i numerosi invitati che, nell’autunno dell’anno successivo, affollarono la reggia durante i festeggiamenti per le nozze di Maria de’ Medici con Enrico IV di Francia.

cucinone palazzo pitti

In quel momento il nuovo spazio funzionale risponde perfettamente alle prescrizioni che la trattatistica contemporanea detta per tali spazi: “siano spaciose, e di buona altezza; acciò che non si riscaldino facilmente, né acciechi il fumo, o del foco, o delle cose che si cuoceno: si facciano in volto per assicurarle da gli incendi e per il bagnare, e perché non rendino rumore; oltre che saranno anco più fresche”.

Nel mezzo secolo successivo, e in particolare tra il 1631 e il 1640, le cucine furono inglobate nel palazzo che si estese verso Porta Romana, e quando fu costruita la Spezieria medicea, con quel particolare orientamento obliquo dovuto al suo assestarsi lungo il confine che separava la proprietà granducale da quelle di privati cittadini, la zona fu saturata.

Nel periodo lorenese l’area delle cucine subì numerose e sostanziali trasformazioni architettoniche.

Leopoldo II di Lorena e, dopo di lui, i Savoia, preferirono abitare nella moderna e ariosa palazzina della Meridiana piuttosto che nei sontuosi appartamenti granducali. Anche dopo il passaggio del palazzo allo Stato italiano (1919) e fino agli anni Quaranta alcuni esponenti del ramo cadetto degli Aosta ebbero i loro appartamenti a Pitti; a Emanuele Filiberto fu riservato il quartiere posto all’estremità sud della Meridiana, che da lui prese il nome di Quartiere del Conte di Torino. In seguito il “cucinone” fu praticamente abbandonato e trasformato in deposito permanente degli arredi dismessi della Galleria Palatina.

cucinone palazzo pitti

L’elemento di maggior spicco evidenziato dal restauro – e sopravvissuto alla prima fase di costruzione del “cucinone” – è senza dubbio il camino sulla parete meridionale, il primo e il maggiore dei tre esistenti, costituito da una gran cappa centrale che doveva accogliere fuochi, e fornelli più o meno stabili e nelle ali laterali da due forni circolari; tali forni, che possiamo immaginarci continuamente in opera, sono purtroppo spariti in epoche posteriori ma sono documentati nelle planimetrie di questi locali. La grande cappa era completamente dipinta di un rosso cupo e si stagliava così sulle pareti più chiare della cucina.

La sua struttura, probabilmente, è frutto dell’ingegno del “vecchio” Bernardo Buontalenti (mai troppo amato da Ferdinando I) che proprio in quel “cucinone” – secondo il Direttore Ceriana – “volle realizzare un camino che nelle dimensioni, nella natura disegnativa dei conci, capziosi e potenti insieme, e nel vuoto conturbante della grande cappa buia, sembra ancora impregnato del terribile spirito michelangiolesco alla Sagrestia Nuova”.

Durante le varie fasi dell’intervento di restauro sono ritornate in luce le colonne in pietra, perfetti cilindri, che sorreggono alte mensole sempre in pietra con terminale stondato quasi a quarto di cerchio; quindi è stato intrapreso un restauro filologico che ha riportato il locale alla dignità di un luogo di lavoro in cui l’eleganza delle architetture e dei cromatismi ben si sposano con l’equilibrato decoro dell’ambiente.

cucinone palazzo pitti

Inoltre la parete sopra i forni del camino lorenese posto dinanzi all’ingresso conservava ancora alcune piastrelle bianche con motivo azzurro a disegno floreale stellare in parte spezzate o sbrecciate. Queste sono state recuperate e ripulite, alcune in loco, altre , staccatesi perché  mal fissate , rimesse in sede dopo la ripulitura.

Per dare un’idea dello stato originale della parete piastrellata si è pensato di ricostruirla realizzando, sul modello originale, nuove piastrelle rispettandone il disegno, la forma e le misure. Un leggero stacco tra di esse evidenzia le vecchie dalle nuove. Tutte le griglie in ferro, le grate per cuocere i cibi, gli sportelli dei forni e dei fornetti sono stati restaurati e ripuliti e, dove mancavano, integrati da altri appositamente realizzati su modello degli esistenti.

I pianali in legno dei banconi sui quali venivano preparati i cibi sono stati realizzati ex  novo in modo da restituire l’immagine della cucina nel suo stato di massima funzionalità. Interventi di restauro e ripulitura sono stati effettuati anche sugli infissi dei finestroni e sulle finestre presenti nella lanterna quadrangolare.

Si è pensato poi di conservare tutta la cavetteria elettrica e le varie tubature, risalenti al secolo scorso, poste esternamente lungo le pareti in modo da dare una testimonianza delle trasformazioni che ha subito la cucina in funzione delle necessità del momento.

cucinone palazzo pitti

In ultimo si è provveduto a mettere in opera una serie di apparecchi illuminanti a led ancorati alle catene esistenti in modo da inondare l’immenso ambiente di una luce diffusa e costante, ma allo stesso tempo finalizzata alla valorizzazione degli elementi architettonici presenti. Tutto l’ambiente è stato dotato di un impianto rilevazione fumi e di un impianto antintrusione.

Il “cucinone” di Palazzo Pitti – le fasi del cui recupero sono testimoniate nelle pagine del Quaderno realizzato per l’occasione, curato da Matteo Ceriana e Maurizio Catolfi, edito da Sillabe e ricchissimo di documenti e fotografie – sarà visitabile con accompagnamento del personale della Galleria Palatina dal martedì alla domenica: al mattino alle 10.30 e alle 11.30; nel pomeriggio alle 15.30 e alle 16.30; il ritrovo è fissato al desk del museo, qualche minuto prima dell’inizio della visita. L’ingresso è compreso nel prezzo del biglietto del circuito museale Galleria Palatina-Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti.

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