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Ercole e Nesso, concluso il restauro

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Giovanni Caccini, Ercole e Nesso dopo il restauro, Galleria degli Uffizi

di Redazione

 

Si è concluso il restauro del gruppo Ercole e Nesso (Ercole e il centauro), opera di Giovanni Caccini, allievo del Giambologna. L’intervento era stato deciso nel 2014, anno in cui ricorrevano i 400 anni dalla morte dell’artista, tra i più abili restauratori di scultura antica attivi nella Firenze della seconda metà del XVI secolo.

Caccini dai soli piedi che poggiavano sul basamento, fu in grado di ricostruire l’intera figura di Ercole, dando vita a un gruppo molto vicino all’antico prototipo. Dal 1595 il gruppo di Ercole e Nesso (Ercole e il centauro), si trova alla testata del primo corridoio degli Uffizi.

Il delicato restauro, ad opera della restauratrice Paola Rosa, è stato finanziato con 10mila euro dall’Associazione Friends of Uffizi Gallery.

Giovanni Caccini, Ercole e Nesso dopo il restauro, Galleria degli Uffizi

Giovanni Caccini, Ercole e Nesso dopo il restauro, Galleria degli Uffizi

“S’è compiuto felicemente – ha aggiunto Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi – il restauro d’un gruppo marmoreo antico in cui fu determinante l’intervento di Giovanni Caccini, scultore di rango, cui nel Cinquecento, proprio per la sua poetica abilità, si fece ricorso frequente per integrare le mutilazioni inferte dal tempo a marmi antichi e moderni. A lui si deve  infatti il restauro della statua di San Giovanni Gualberto di Benedetto da Rovezzano, così ben condotto da far credere per quattro secoli che l’effigie del santo fosse tutta di sua mano”.

Appunti di restauro

Le indagini petrografiche condotte dal dott. Marcello Spampinato in concomitanza con l’intervento di restauro hanno consentito di appurare l’origine dei marmi che, per la parte antica, si è rivelata essere asiatica (marmo docimio), mentre per la parte moderna è stato utilizzato il marmo di Carrara. Molte sono state anche le novità emerse sulla scultura e sulla sua complessa storia. Sulla scorta dei documenti cinquecenteschi,infatti, erano note due fasi successive di integrazione del frammento antico, la prima avvenuta a Roma, per opera di uno scultore di nome Maestro Silla, la seconda a Firenze per mano di Giovanni Caccini. Dai dati emersi nel corso del restauro è stato possibile identificare con chiarezza le integrazioni marmoree appartenenti ai due diversi momenti di recupero postantico.

L’opportunità offerta da questo cantiere ha, inoltre, consentito di ricostruire, sulla base di dati certi, l’originaria postura del centauro che, nell’adattamento cacciniano, risulta essere più schiacciata e compressa

Giovanni Caccini, Ercole e Nesso dopo il restauro, Galleria degli Uffizi

Giovanni Caccini, Ercole e Nesso dopo il restauro (part.), Galleria degli Uffizi

rispetto alla situazione originaria. Anche il piede sinistro di Ercole, che si pensavainteramente originale, è risultato, in realtà il frutto di una radicale rilavorazione del Caccini che ha dato forma a un piede inarcato sfruttando il materiale dell’appoggio originario. Il gruppo, che da quasi cinque secoli domina il primo corridoio della Galleria, ha costituito un banco di prova particolarmente arduo per la restauratrice che, in un lavoro di quattro mesi, è riuscita a restituire una mirabile unità formale ed estetica a una scultura ricomposta da decine di frammenti di marmi diversi.

Una restituzione 3 D realizzata dalla ditta Digitarca ha, comunque, consentito di fissare nel dettaglio la complessa mappatura del mosaico di frammenti che compongono il gruppo, offrendo materiale prezioso per una futura riconsiderazione del gruppo da parte degli studiosi.

 

 

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